Produzione biologica nell’agroalimentare

Cosa significa produrre biologicamente? Quali caratteristiche hanno i prodotti biologici rispetto a quelli convenzionali? Il biologico extra-europeo è affidabile?

di Veronica Gemin, studentessa in Scienze e Tecnologie Animali, corso di Laurea Magistrale del dipartimento DAFNAE dell’Università degli Studi di Padova

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Con questo articolo, cercheremo di sfatare qualche luogo comune e di definire con chiarezza i principi su cui si basa la produzione biologica.

La filosofia “Bio” nasce nella seconda metà del ‘900 in Nord Europa, dove nel 1967 viene istituita la “soil association”, associazione che delineava i primi standard di riferimento e pochi anni dopo, nel 1972, si formava “IFOAM” (International Association Of Organic Agriculture), un’organizzazione dedita a rappresentare quei produttori che volevano perseguire il metodo bio.

Solo nel 1985 si iniziavano a definire le prime leggi comunitarie, che davano finalmente linee guida ufficiali a coloro che dapprima seguivano un semplice movimento ideologico.

Ad oggi le produzioni biologiche seguono i regolamenti REG.UE 834\2007 (abrogato dal 848\2018) e 889/2008 (modificato dal 1584\2018).

Ma, cosa significa concretamente il termine “biologico”?

La produzione biologica degli alimenti, che comprende sia i prodotti di origine vegetale sia quelli di origine animale, si attiene a principi specifici: primo su tutti il rispetto della sostenibilità ambientale, declinato in termini di circolarità. Questa prevede il riutilizzo e il riciclo dei prodotti di scarto all’interno del proprio ciclo produttivo, ad esempio praticando la fertilizzazione dei terreni attraverso lo spargimento delle deiezioni del bestiame, senza l’utilizzo di fertilizzanti chimici. In tal modo, quella che era sostanza organica segue il suo ciclo naturale, tornando alla terra, disponibile come nutrimento alla vegetazione.
Da qui nasce il legame indissolubile tra terra e allevamento, requisito obbligatorio per qualunque produzione biologica.

Un altro caposaldo del bio è il rispetto e il mantenimento della biodiversità.  È preferibile, infatti, utilizzare razze animali rustiche ed autoctone, resistenti alle patologie e caratterizzate da un robusto sistema immunitario. Allo stesso modo, è incentivato l’utilizzo delle policolture, ricche di varietà vegetali, piuttosto che delle monoculture.

Per quanto riguarda il benessere animale, secondo la normativa che regola il biologico, gli animali devono obbligatoriamente avere la possibilità di accesso a prati, pascoli o aree all’aperto e le condizioni ambientali e di stabulazione devono permettere loro di esperire il loro patrimonio comportamentale nella sua totalità.

Tutti gli animali devono essere alimentati con alimenti biologici, che derivino per almeno il 50% dall’autoproduzione aziendale e gli OGM sono vietati senza alcuna deroga.

Circa le cure veterinarie, invece, è importante sapere che tutti i piani vaccinali, di eradicazione e antiparassitari, sono assolutamente obbligatori. È vietato l’uso di medicinali allopatici, ma, in caso di stretta necessità terapeutica, può essere concessa una deroga per l’utilizzo di antibiotici (per un massimo di 3 cicli\anno). Il biologico vuole essere un prodotto naturale ma, allo stesso tempo, di massima qualità sanitaria per il consumatore.

Il puntuale sistema di controllo, regolato dal MIPAAF (ministero delle politiche agricole e forestali) e da enti terzi, garantisce ispezioni continue sulla filiera di produzione bio. Queste stesse operazioni di monitoraggio vengono effettuate anche sui prodotti biologici importati da paesi terzi, i quali devono rispettare pedissequamente i regolamenti europei citati nell’introduzione.

I prodotti biologici sono “più salutari” dei corrispettivi non biologici?

Ad oggi tutte le filiere agroalimentari sono sottoposte a stringenti controlli sanitari nel rispetto della biosicurezza, sia in allevamento che durante le fasi di trasformazione.

Per intenderci, un litro di latte prodotto da una gestione intensiva di allevamento è ugualmente “salutare” a un prodotto biologico e anche molto simile a livello di qualità nutrizionale. Il valore aggiunto del prodotto bio risiede maggiormente nelle qualità estrinseche che questo possiede e che abbiamo elencato in precedenza: se acquisto un prodotto bio, decido di investire sulla sostenibilità, sul benessere animale, sulla biodiversità, su un razionale utilizzo dei farmaci e tutto ciò di cui il bio si fa promotore.

Andamento del mercato bio

I dati riportati dall’osservatorio SANA* (2019) mostrano come il mercato del biologico in Italia abbia raggiunto nel 2018 un valore complessivo di 4.089 mln € registrando un trend del: + 5,3% rispetto al 2017 + 171% rispetto al 2018-2008. Questo scenario economico rispecchia una crescente consapevolezza del consumatore sulle conseguenze dei propri acquisti: acquistare bio significa contribuire in prima persona al rispetto dell’equilibrio tra uomo, animali e ambiente.

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