“Voler bene all’Italia”: il 2 giugno i piccoli Comuni alzano la testa

Eppur si muovono. I piccoli e piccolissimi Comuni Italiani sono ricchi giacimenti di risorse, altro che luoghi da abbandonare a favore della città. A iniziare dai servizi ecosistemici perché è nei piccoli Comuni, in genere, che scorre l’acqua che disseta le città, crescono gli alberi che producono legna e assorbono CO2 e qui si trovano la gran parte dei prodotti agricoli. Senza dimenticare una forte densità di patrimonio culturale e materiale che andrebbe recuperata: le tante case vuote da far rivivere e le terre abbandonate negli ultimi vent’anni, grazie alle quali potremmo avere 125 mila nuove aziende agricole di 12 ettari ciascuna!

E’ il quadro dipinto da Alessandra Bonfanti, Responsabile Piccoli Comuni e Mobilità Dolce di Legambiente, che insieme ad ANCI, Uncem e Fondazione Symbola (e con il patrocinio dei Ministeri dell’Ambiente, delle Politiche Agricole e dei Beni culturali e il sostegno di Poste italiane e Open Fiber), organizza, lunedì 2 giugno, la manifestazione Voler bene all’Italia, nel giorno simbolico della Festa della Repubblica. Per ricordare che anche i comuni minori e le “aree interne” o “marginali” sono Italia. Anzi, per alcuni versi lo sono ancor più delle città.

“La ricerca dal titolo ‘La realtà aumentata dei piccoli Comuni, condotta dal centro di ricerca Caire, é una piccola provocazione che intende lanciare una sfida d’innovazione sociale, ecologica e digitale interrompendo un significato negativo che accompagna questi territori e comunità”, spiega Bonfanti.

Troppo ottimismo? La dirigente di Legambiente sottolinea alcuni numeri della ricerca che fanno ben sperare: “Il 92% dei prodotti tipici del territorio hanno residenza nei piccoli comuni, ma pensiamo anche al valore dei servizi ecosistemici che, secondo alcune stime, valgono 93 miliardi di euro l’anno, quasi il 5% del PIL”. Tanta roba, come si usa dire. Il terreno su cui poggiano i piedi dei cittadini non urbani, inoltre, “vale 3.500 euro all’ettaro contro una media di 3.000”. Ce n’è a sufficienza da tessere nuove trame sociali, culturali ed economiche. “Non sono più i luoghi dello spopolamento, ma è necessario trovare nuovi modelli di governance degli enormi patrimoni naturali e culturali che si trovano in zone scarsamente popolate”. Serve tecnologia per fare il lavoro che prima svolgevano comunità popolose. Pensiamo alla sanità, dove “ è vero che il primo ospedale è a 60 km, ma se ci sono il pediatria, l’infermiera di comunità e l’ostetrica che offrono un servizio più personalizzato. Abbiamo esempi di centri nascita naturali che non soffrono la forte medicalizzazione dei reparti di ginecologia degli ospedali”.

In definitiva, in questi paesini ci sono mediamente aria e acqua buona, terreni da coltivare in quantità (e ormai purificati dalla chimica dei decenni precedenti), cibo sano e saporito, case spaziose e soprattutto processi di resilienza che rispondono in maniera “creativa” alla mancanza di servizi. What else? “Ci sono altre opportunità da cogliere, pensiamo ai cammini storici che attraversano 1.434 comuni e di questi ben 944 sono piccoli comuni. Rappresentano un volano per il turismo esperienziale, lento, identitario, un potenziale enorme per questi territori”. E’quello di cui Greenews.info ha discusso, a novembre scorso, con gli ospiti del Workshop IMAGE dedicato provocatoriamente ai “Creativi di campagna“.

Le comunità che sembrano oggi più fragili hanno in realtà mano carte più potenti: “Nella ricerca che abbiamo sviluppato, i Comuni sono divisi in: Città storiche del passato; Borghi con centro storico di valore; Piccoli Comuni rurali e Piccoli Comuni di aree metropolitane e periferiche. Questi ultimi presentano una tenuta minore”. Non è paradossale perché, se ci si pensa, nei non-luoghi metropolitani purtroppo “non si può rammendare”: mancano i servizi metropolitani, ma mancano anche alberi, acqua, terra coltivabile, case, opportunità di fare turismo esperienziale.

I piccoli Comuni sono l’antidoto alla globalizzazione” sottolinea Bonfanti “perché sono più attrattivi rispetto alla media, perché indicano una strada sostenibile per gestire il futuro”.

Detto questo, la crisi demografica morde ancora e qui c’è un digital divide enorme: “In particolare la diffusione della Banda Ultra Larga vede servite, al 2018, il 17,4% delle utenze di queste zone, contro una media nazionale del 66,9. Certo c’è un problema di accensione, ma si possono costituire comunità per la gestione… C’è un ragionamento in corso con Lega Coop e Assoprovider, per avviare il processo”.

Per un vero rilancio servono però interventi robusti, per questo bisogna fare lobbying, in modo sano. “Oltre 150 comuni hanno aderito alla Giornata di Voler bene all’Italia per chiedere agevolazioni all’impresa locale di prossimità, all’impresa digitale e alla residenzialità”. Lo slancio c’è, ora lo Stato deve saperlo interpretare e agevolare.

Gian Basilio Nieddu

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